Venezia 2026, il cinema torna al Lido: tre film italiani in gara e una Mostra tra grandi autori, star e nuove sfide

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Londra ( P.B.O) Dal 2 al 12 settembre il Lido di Venezia torna a essere la capitale mondiale del cinema. La 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia apre le porte a dieci giorni di anteprime, grandi autori, divi internazionali e soprattutto film destinati a lasciare il segno nella stagione cinematografica.

La competizione principale, Venezia 83, mette in gara 21 lungometraggi provenienti da diversi Paesi. A presiedere la giuria è l’attrice, regista e sceneggiatrice americana Maggie Gyllenhaal, affiancata, tra gli altri, dal regista tunisino Kaouther Ben Hania, dal compositore britannico Daniel Blumberg e dal regista di Hong Kong Johnnie To.

L’Italia punta su Moretti, Pallaoro e Strippoli

Il cinema italiano arriva alla gara per il Leone d’Oro con tre titoli molto diversi tra loro.

Il nome più atteso è quello di Nanni Moretti, che torna in concorso con Succederà questa notte, una coproduzione tra Italia, Francia e Spagna della durata di 103 minuti. Nel cast ci sono Louis Garrel, Jasmine Trinca, Hippolyte Girardot, Angela Finocchiaro e lo stesso Moretti. Il film è parlato in italiano, inglese e francese e rappresenta uno dei ritorni più importanti della Mostra.

C’è poi Andrea Pallaoro, che porta in concorso The Echo Chamber, coproduzione italo-belga con un cast internazionale di grande peso: Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon. Il film, lungo 123 minuti, alterna inglese e italiano e ha una sceneggiatura firmata, tra gli altri, da Bernardo Bertolucci, Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi.

Terzo titolo italiano in gara è L’estranea di Paolo Strippoli, produzione italiana, francese e belga con Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi. Un film che aggiunge alla presenza italiana una dimensione più autoriale e contemporanea.

E l’Italia non si ferma al concorso. Fuori concorso arriva Scherzetto di Mario Martone, tratto dal romanzo omonimo di Domenico Starnone. Protagonista è Toni Servillo, affiancato da Lorenzo Perrotta, Serena Rossi e Leonardo Lidi.

A chiudere la Mostra sarà invece Dio ride di Giovanni Veronesi, con Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi e Carlo Cecchi.

Se l’Italia ha nomi importanti, il cartellone internazionale non è da meno. Ad aprire ufficialmente la Mostra è Ink di Danny Boyle, un film che racconta la controversa ascesa di Rupert Murdoch e il suo rapporto con il potere e l’informazione. Una scelta che mette subito sul tavolo uno dei temi forti dell’edizione: il rapporto tra cinema, politica, media e società.

Tra i titoli più attesi c’è Wild Horse Nine di Martin McDonagh, con John Malkovich, Sam Rockwell, Steve Buscemi e Tom Waits, ambientato in Cile nel 1973.

Dal Giappone arriva invece Hirokazu Kore-eda con Look Back, mentre il cinema sudcoreano è rappresentato da Lee Chang-dong con Possible Love, un film di ben 164 minuti interpretato da Jeon Do-yeon e Sul Kyung-gu.

Grande curiosità anche per Bunker di Florian Zeller, con una coppia cinematografica decisamente esplosiva: Penélope Cruz e Javier Bardem, insieme a Stephen Graham e Paul Dano.

E poi c’è Primetime, debutto alla regia di Lance Oppenheim, con Robert Pattinson protagonista.

Sette ore di cinema: arriva Guadagnino

Una delle curiosità più sorprendenti di questa edizione riguarda Luca Guadagnino. Il regista italiano presenta Joie de Vivre, un’opera dedicata all’eredità cinematografica di Bernardo Bertolucci. La durata? Circa sette ore.

Non esattamente il film ideale per chi vuole “vedere qualcosa prima di cena”.

Il progetto è stato indicato tra gli appuntamenti più singolari della Mostra e conferma la vocazione di Venezia a ospitare anche opere fuori dagli schemi tradizionali.

E Venezia diventa sempre più immersiva

Il cinema del 2026 non vive soltanto sul grande schermo. La sezione Venice Immersive presenta quest’anno 68 progetti provenienti da 26 Paesi, tra realtà virtuale, realtà aumentata, installazioni immersive, mondi virtuali e altre forme di cinema e arte digitale.

È un segnale importante: Venezia non vuole soltanto raccontare come sarà il cinema del futuro. Vuole anche essere uno dei luoghi in cui quel futuro viene sperimentato.

Una Mostra sempre più internazionale, ma con qualche polemica

Non mancano naturalmente le discussioni. Uno degli aspetti più contestati dell’edizione 2026 riguarda la presenza femminile nel concorso principale: secondo le analisi sulla selezione, soltanto una delle 21 opere in competizione è diretta da una donna, la danese May el-Toukhy con Woman Unknown.

Anche la presenza di DAU, il controverso progetto del regista russo Ilya Khrzhanovsky, ha generato discussioni politiche, in particolare per le accuse relative ai suoi rapporti con la Russia, contestate dal regista.

Le curiosità da ricordare

Venezia 2026 è anche una Mostra piena di piccoli record e particolarità.

È l’83ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, una delle manifestazioni cinematografiche più antiche e prestigiose del mondo.

Sono 21 i film in concorso per il Leone d’Oro.

Il cinema italiano è presente anche nelle sezioni parallele. Alla Settimana Internazionale della Critica, per esempio, sono in programma sette film in competizione, mentre tra gli eventi speciali figurano Il Grande Giaffa di Marco Santi e Rider di Roan Johnson e Davide Pavanello.

E c’è un’altra curiosità interessante: per la competizione dei cortometraggi di Orizzonti sono arrivati ben 2.500 corti, di cui 205 italiani.

Venezia, ancora una volta, guarda al futuro

Tra grandi ritorni, nuove generazioni, star hollywoodiane e cinema indipendente, la Mostra del 2026 sembra voler fotografare un’industria cinematografica in trasformazione.

Ci sono meno grandi produzioni hollywoodiane rispetto ad alcune edizioni recenti, ma aumentano il peso del cinema d’autore, delle produzioni internazionali e delle opere più sperimentali.

E forse è proprio questa la vera forza di Venezia: il red carpet resta scintillante, le barche continuano ad arrivare davanti al Palazzo del Cinema e le star continuano a far sognare il pubblico. Ma dietro i flash, il Lido continua soprattutto a fare quello che sa fare meglio: mettere insieme mondi diversi e vedere, prima degli altri, da che parte sta andando il cinema.

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