
Londra – (P.B.O) Nel cuore elegante e sospeso di Trieste, città di confine e di pensiero, torna a brillare uno degli appuntamenti più significativi per chi vive e respira informazione: il Link Media Festival. Un crocevia di idee, parole e visioni che, anno dopo anno, si conferma come uno spazio vivo dove il giornalismo non si limita a raccontare il mondo, ma prova a capirlo — e, forse, a cambiarlo.
Sostenuto con convinzione da Generali, partner storico dell’iniziativa, il festival si distingue per la qualità e la profondità dei suoi contenuti. Non è solo una rassegna di incontri, ma un laboratorio aperto, dove grandi firme del giornalismo, analisti, scrittori e protagonisti della scena internazionale si confrontano su ciò che più conta oggi: la verità, il potere delle narrazioni, il ruolo dell’informazione in un’epoca attraversata da crisi, conflitti e trasformazioni digitali.
I panel — intensi, affollati, spesso vibranti — mettono al centro il mestiere del giornalista, con uno sguardo lucido sulle sue sfide contemporanee: dalla disinformazione alle guerre dimenticate, dall’etica della notizia alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Ogni incontro diventa così una lente, capace di ingrandire il presente e restituirlo in tutta la sua complessità.

A rendere il festival davvero speciale è la presenza di ospiti di altissimo livello: voci autorevoli, testimoni diretti della storia in movimento, professionisti che hanno fatto del racconto un atto di responsabilità civile. Le loro parole non restano confinate nei palchi, ma si insinuano tra il pubblico, accendono domande, aprono crepe nelle certezze.
Sabato 11 Aprile tra gli ospiti autorevoli c’e’ stato Boris Johson che ha riempito il Teatro Rosetti di Trieste. L’incontro si è aperto con gli interventi del presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, e di Marco Varvello, noto giornalista e srittore ex corrispondente RAI da Londra.
Nel suo intervento, Boris Johnson moderato dal giornalista Marco Zatterin, trent’anni a La Stampa come responsabile della redazione economica e finanziaria, corrispondente da Bruxelles, ha richiamato l’attenzione sui rischi legati a un’alleanza tra Russia, Cina, Corea del Nord e Iran, sottolineando come tensioni cruciali — come quelle nello Stretto di Hormuz — non possano essere considerate problemi lontani. Ha inoltre invitato l’Occidente a riconoscere con lucidità le proprie sfide geopolitiche, senza farsi condizionare da divisioni interne. In questo scenario, ha ribadito il ruolo centrale della NATO, definendola la principale forza geopolitica globale e sottolineando che l’unità dei Paesi occidentali resta la loro vera forza.
E poi c’è Trieste, con il suo vento e la sua luce obliqua, a fare da scenografia naturale a questo dialogo continuo. Una città che sembra fatta apposta per ospitare il dubbio, la ricerca, la parola che non si accontenta.
Alla fine, il Link Media Festival lascia qualcosa che va oltre gli appunti presi o gli applausi: lascia una sensazione sottile, quasi necessaria. Che il giornalismo, quando è fatto con rigore e passione, non è solo un mestiere. È un modo di stare al mondo. È uno sguardo che resiste, che scava, che illumina — anche quando tutto intorno sembra chiedere il contrario.
E mentre le luci si abbassano e le piazze tornano al loro silenzio, resta un’eco: quella delle storie ascoltate, delle verità cercate, delle domande ancora aperte. Perché in fondo, il giornalismo migliore non offre risposte definitive. Ma ci insegna a non smettere mai di cercarle.
La 12^ edizione di Link Media Festival, l’agorà del giornalismo di qualità, dal 10 al 12 aprile ha riapre le porte della Link Arena a Trieste per iniziativa di NEM Nord-Est Multimedia con l’Ordine dei Giornalisti – Consiglio Regionale Friuli Venezia Giulia.