Sanremo: La storia della canzone italiana, i presentatori, le curiosità

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Sanremo – Londra (P.B.O) La storia del Festival della Canzone Italiana comincia nel 1951, nelle sale eleganti del Casinò di Sanremo. L’Italia stava ricucendo le ferite della guerra e aveva bisogno di melodie per tornare a sorridere. A guidare l’idea fu Amilcare Rambaldi, con il sostegno della RAI.

La prima edizione fu vinta da Nilla Pizzi con “Grazie dei fiori”. In gara c’erano solo tre interpreti. Oggi farebbe sorridere: più che un festival, sembrava una rimpatriata elegante con orchestra. Ma da quella sala profumata di fiori nacque un rito collettivo.

Gli anni ’50 e ’60: la canzone italiana diventa mito

Nel 1958 accade qualcosa di epocale: Domenico Modugno canta “Nel blu dipinto di blu”. È l’esplosione. Il brano vola fino agli Stati Uniti e cambia per sempre l’idea di canzone italiana.

Sanremo diventa lo specchio del Paese. Nel 1964 trionfa Gigliola Cinquetti con “Non ho l’età”: ha 16 anni e un volto che sembra uscito da un film in bianco e nero. Vince anche l’Eurovision e consacra il Festival come trampolino internazionale.

Ma c’è anche il lato tragico: nel 1967 Luigi Tenco si toglie la vita durante il Festival, segnando una delle pagine più dolorose della musica italiana. Sanremo, da allora, non sarà più solo lustrini e orchidee.

Gli anni ’80: il Festival diventa spettacolo totale

Negli anni ’80 cambia tutto. Arrivano scenografie gigantesche, dirette televisive da record, super ospiti internazionali. Sanremo non è più solo una gara: è l’evento televisivo dell’anno.

Nel 1984 trionfano Al Bano e Romina Power con “Ci sarà”. Nel 1987 vince Eros Ramazzotti. Nel 1988 è la volta di Massimo Ranieri. Il Festival diventa un crocevia di pop, melodia e primi esperimenti rock.

A condurre in quegli anni si alternano volti iconici: Pippo Baudo (vero re di Sanremo, con ben 13 edizioni), Mike Bongiorno, Raffaella Carrà. La conduzione diventa quasi una disciplina olimpica.

Gli anni ’90 e 2000: polemiche, rinascite e nuove generazioni

Nel 1995 vince Giorgia con “Come saprei”, una delle performance vocali più intense di sempre. Nel 1997 arrivano gli Jalisse con “Fiumi di parole”: una vittoria a sorpresa che ancora oggi alimenta leggende.

Nel 2001 trionfa Elisa con “Luce (Tramonti a nord est)”, riportando eleganza internazionale sul palco.

Il Festival attraversa momenti di crisi d’ascolti, ma ogni volta si reinventa. Cambiano le giurie, nascono le categorie “Giovani”, arrivano il televoto e i social.

Gli anni 2010-2020: la rivoluzione contemporanea

Nel 2013 vince Marco Mengoni. Nel 2019 è la volta di Mahmood con “Soldi”, che mescola pop e influenze urban.

E poi il terremoto rock del 2021: Måneskin trionfano con “Zitti e buoni”. Non solo vincono Sanremo, ma conquistano anche l’Eurovision e scalano le classifiche mondiali. Da Sanremo a Los Angeles, senza passare dal via.

Dal 2020 al 2024 la direzione artistica di Amadeus ha segnato un’epoca: ascolti record, mix di generazioni, co-conduttrici diverse ogni sera, attenzione alla contemporaneità.

I presentatori che hanno fatto la storia

  • Pippo Baudo – il simbolo assoluto del Festival 13 festival
  • Miche Bongiorno – l’ironia pungente 11 festival
  • Claudio Baglioni – direttore artistico e conduttore (2018-2019)
  • Fabio Fazio – sobrietà e attenzione musicale
  • Carlo Conti – ritmo e tradizione
  • Amadeus – l’uomo dei record recenti

Ogni presentatore ha lasciato un’impronta: chi più istituzionale, chi più showman, chi più “direttore d’orchestra” dell’intero sistema mediatico.

Curiosità che fanno sorridere (o discutere)

  • Fino al 1971 i cantanti si esibivano in doppia versione, interpretati da due artisti diversi.
  • Negli anni ’50 il pubblico non era ammesso: si cenava mentre si ascoltava.
  • Le polemiche sono parte del DNA del Festival: presunti brogli, esclusioni eccellenti, classifiche ribaltate all’ultimo.
  • Sanremo ha lanciato o rilanciato carriere che sembravano finite.

Sanremo oggi: specchio dell’Italia

Sanremo è rimasto quello che era all’inizio: una fotografia musicale del Paese. Solo che oggi la fotografia è in alta definizione, commentata su X, analizzata su TikTok, trasformata in meme prima ancora che si spengano le luci dell’Ariston.

Dal piccolo palco del Casinò al Teatro Ariston, dalle orchestre in smoking ai beat elettronici, il Festival è diventato un racconto collettivo che ogni anno ci unisce – tra applausi, critiche e canzoni che, volenti o nolenti, finiamo tutti per canticchiare.

Perché Sanremo non è solo una gara: è un’abitudine nazionale. Un rito laico. Un inverno che profuma di fiori. E, puntuale, ritorna. Sempre.

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