
Londra (P.B.O) Paolo Nespoli, volto italiano dell’esplorazione spaziale, ha aperto il suo cuore e la sua memoria durante una recente intervista a LondonONE radio, ripercorrendo la sua vita straordinaria tra ESA, NASA e le infinite orbite della Stazione Spaziale Internazionale. La chiacchierata ha preso un tono quasi poetico quando l’argomento è scivolato sulla Luna, un obiettivo che Nespoli sogna ancora di raggiungere.
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“Se un giorno torneremo sulla Luna,” ha detto con un sorriso, “vorrei poter dire agli astronauti: qui le stelle sono più vicine.” Una frase semplice, ma carica di quella meraviglia cosmica che solo chi ha visto la Terra dall’alto sa comprendere appieno.
Infatti a febbraio partira’ La missione Artemis II è la seconda tappa del programma Artemis della NASA, pensato per riportare gli esseri umani sulla Luna dopo più di 50 anni. È una missione con equipaggio, la prima che porterà astronauti oltre l’orbita terrestre bassa dalla missione Apollo 17 nel 1972.
Una grande occasione per sognare ancora di rivedere la presenza dell’uomo, o della donna sulla Luna.

Il ricordo dell’ESA emerge tra aneddoti e riflessioni: dall’inizio come giovane ingegnere spaziale, agli anni di addestramento intensivo, fino alle missioni che lo hanno portato a sfiorare il confine tra il nostro mondo e l’infinito. “L’ESA non è solo un’agenzia,” racconta, “è un laboratorio di sogni e di concretezza insieme. Ogni astronauta che ho incontrato qui ha saputo trasformare la preparazione in una filosofia di vita.”

Poi c’è il capitolo NASA, con l’adattamento a un contesto diverso e la preparazione alle missioni internazionali. Nespoli sorride ricordando il rigore americano, ma anche la straordinaria umanità dei team con cui ha condiviso l’addestramento e l’orbita: “In orbita si impara rapidamente che sei parte di qualcosa di più grande di te, e che ogni gesto, anche il più piccolo, conta.”

E l’orbita, naturalmente, è il palcoscenico dei suoi ricordi più intensi. Dalle passeggiate nello spazio alla vista della Terra che si muove sotto di lui come un fragile mosaico di vita, Nespoli racconta con voce quasi sospesa: “Ogni volta che guardi fuori dal portello, ti rendi conto che tutto ciò che di importante pensavi di avere sulla Terra è piccolissimo. Lì capisci il valore del nostro pianeta e delle persone che lo abitano.”
Concludendo, l’astronauta italiano lascia un messaggio che suona come un invito e una promessa: la Luna non è solo un obiettivo scientifico, è un richiamo alla meraviglia. E quando un giorno gli astronauti torneranno a camminarci sopra, Nespoli immagina di sussurrare, tra stupore e nostalgia, la frase che racchiude tutta la sua esperienza: “Qui le stelle sono più vicine.”
