Olimpiadi invernali: Intervista al Maestro Andrea Bocelli e il primo oro italiano a Lollobrigida

C’è un momento, nelle Olimpiadi, in cui lo sport si ferma un attimo e ascolta. A Milano-Cortina 2026 quel momento ha avuto una voce inconfondibile: quella di Andrea Bocelli.
Sul palcoscenico della cerimonia inaugurale, tra luci alpine e geometrie di ghiaccio, il tenore italiano più celebre al mondo ha regalato ai Giochi un’apertura sospesa tra cielo e montagna.

Bocelli ha interpretato “Nessun dorma”, aria simbolo dell’orgoglio italiano e della tensione prima della vittoria. Una scelta potente, quasi inevitabile: il celebre “Vincerò” ha attraversato lo stadio come una promessa collettiva, un augurio lanciato agli atleti e al Paese intero.

Noi di LondonONE radio abbiamo avuto l’onore di poter avere una intervista con il Maestro Bocelli:

Alle Olimpiadi ogni gesto è misurato al millimetro: nel canto esiste un momento simile, in cui basta un soffio fuori asse per cambiare tutto?

Esiste, certamente. Nel canto basta un dettaglio fuori centro – l’attacco sul fiato impreciso,
l’appoggio che cede di un soffio, una vocale che si apre troppo – e può cambiare tutto: nel timbro, nella proiezione, persino nell’intonazione. Anche noi, in questo senso, siamo atleti: lavoriamo con il corpo e sul corpo. Il corpo è il mio strumento musicale, un sistema complesso e delicato, in cui molti muscoli devono collaborare con precisione. La padronanza tecnica resta imprescindibile e l’allenamento deve restare costante: cerco di mantenermi in esercizio, pratico sport, evito eccessi, perché la forma fisica per me rappresenta una necessità. Come ricordava Franco Corelli: “un violino Stradivari, se si rompe, puoi sperare di comprarne un altro; la voce è una, e se la guasti non ne acquisti un’altra”
.


Spesso gli atleti si sentono sotto pressione. Quando sale su un palco, lei sente più la pressione del risultato o la libertà dell’interpretazione?

Sento la pressione e cerco di trasformarla in energia. I primi istanti sul palco, ancora oggi,
portano con sé una certa trepidazione: per natura sono emotivo, e desidero essere sempre
all’altezza della fiducia di chi viene ad ascoltarmi, investendo tempo e denaro. Questa tensione, se gestita, diventa una carica positiva, quasi uno stato di euforia. Una diretta seguita da milioni di persone rende tutto più intenso: per questo il lavoro mentale, oltre che vocale, inizia ben prima della performance.


La sua voce, limpida e profonda, ha trasformato l’inaugurazione in un rito laico, un abbraccio musicale tra tradizione e futuro.

Non solo opera, però. Bocelli ha emozionato anche con “Con te partirò”, cantata in una versione rivisitata per l’occasione, accompagnata da un’orchestra che fondeva sonorità classiche e moderne. Un viaggio sonoro che raccontava l’Italia che parte, accoglie, sogna.
Applausi lunghissimi, occhi lucidi sugli spalti e davanti agli schermi: Milano-Cortina si è accesa così, con una voce che da trent’anni racconta il mondo in italiano.

Maestro, Se lo sport è competizione e la musica è condivisione: cosa può insegnare il canto a chi corre per vincere – e cosa lo sport ha insegnato a lei come artista?

Canto e sport, in fondo, parlano la stessa lingua: quella dell’impegno, della disciplina e della
ricerca della bellezza. Il canto può insegnare a chi corre per vincere il valore dell’ascolto e del controllo: la qualità nasce dal lavoro quotidiano, dal rispetto dei tempi, dalla capacità di restare fedeli a un gesto pulito anche quando l’emozione spinge a forzare.

Lo sport, da parte sua, ha insegnato a me, come artista, una lezione chiarissima: si cresce con la costanza, con l’umiltà dell’allenamento e la capacità di rialzarsi. In campo come sul palco, esistono giornate perfette e viceversa giornate difficili. E contano sempre correttezza, rispetto dell’altro e la tenacia con cui sitorna al lavoro.


La retorica olimpica parla sempre di forza: c’è spazio, secondo lei, per la vulnerabilità – o fa ancora paura mostrarla davanti al mondo?

La vulnerabilità fa parte della sfida: nello sport come sul palco. La fatica, il limite, la giornata
meno felice capitano a tutti; contano la correttezza, la misura, la capacità di rientrare in equilibrio. Quando la vulnerabilità viene governata con disciplina, diventa una forma di forza molto concreta, e spesso anche la più convincente.

Se un atleta perde, torna ad allenarsi: quando una performance non riesce come sperava, qual è il suo “allenamento” interiore?

Mi aiuta arrivare sul palco con la coscienza a posto, sapendo di aver fatto il possibile. Mi aiuta essere io stesso il mio critico più inflessibile, e tentare da imparare sempre dagli errori, continuando a studiare nella volontà di migliorarmi… Perché, proprio come per gli atleti, il giorno in cui smetterò di studiare e di allenarmi, sarà il medesimo in cui smetterò di canta.

E poi arriva il primo oro italiano

Nel giorno del suo compleanno, Francesca Lollobrigida si prende l’oro olimpico nei 3000 metri di speed skating e firma anche il record olimpico. Boom. Milano-Cortina 2026 ha una prima, splendida regina.

Il cronometro si ferma su 3’54”28. Un tempo che fa rumore, che gela le avversarie e accende il palazzetto. Dietro di lei la norvegese Wiklund (+2.25) e la canadese Maltais (+2.65), ma davanti c’è solo l’azzurro. È il primo oro per l’Italia in queste Olimpiadi. E sì, è già storia.

Un anno complicato alle spalle, la pressione addosso, l’età che qualcuno usa come punto interrogativo. Lollobrigida risponde nel modo migliore: pattinando come una campionessa vera, con due giri finali da manuale, di quelli che spaccano le gare e i pronostici. Argento a Pechino 2022, oro a Milano-Cortina 2026. Upgrade completato.

E poi l’immagine che resta: Francesca avvolta nel tricolore, in lacrime, con il figlio Tommaso in braccio. Nato nel maggio 2023, presente nel momento più alto della carriera della mamma. Sport, vita, emozione pura. Il ghiaccio diventa casa, il podio diventa famiglia.

Francesca Lollobrigida è la prima donna italiana campionessa olimpica nei 3000 metri. Ma soprattutto è il simbolo perfetto di queste Olimpiadi: resilienza, talento e cuore.
Milano-Cortina è iniziata così. Con una voce che canta “Vincerò” e una donna che lo fa davvero.

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