Motta: La storia di un marchio e di una grande famiglia italiana

Motta: La storia di un marchio e di una grande famiglia italiana

Londra( Alessandro Scaglione esperto di family business) Grazie al nostro esperto di storie di grandi imprese italiane oggi parliamo di una delle famiglie italiane che ha rivoluzionato il mercato dei dolci e ogni Natale almeno una famiglia su 3 ha sulla tavalola un prodotto Motta.

Dobbiamo tornare indietro fino al 1890- Figlio di un cocchiere e di una lavandaia, Angelo arriva a stento alla terza elementare perché la famiglia non arriva a fine mese.

A soli 8 anni è apprendista nel forno di un amico di famiglia a Treviglio, alle porte di Milano. Qui scopre il lievito madre. Non sa ancora che quella pasta acida gli cambierà la vita.

Vuole crescere e l’unico modo è sbarcare in città, ma per i suoi 11 anni ingoia un 𝑁𝑂! dietro l’altro, prima di trovare un posto in una pasticceria del centro.

Angelo Motta

Il ragazzo è sveglio e in breve gli si aprono le porte di Mascarini, la migliore pasticceria della città. Ma scoppia la Prima Guerra Mondiale. Viene chiamato al fronte. Il destino vuole che torni illeso.

Ha 29 anni e 700 Lire del congedo. Non bastano e sua madre lo aiuta bussando ad amici e parenti facendo quello che un secolo dopo chiameremo 𝘤𝘳𝘰𝘸𝘥𝘧𝘶𝘯𝘥𝘪𝘯𝘨. È il 1919 e Angelo Motta riesce ad aprire la sua pasticceria.

Prova per mesi a gonfiare col lievito madre il dolce povero del Natale della sua infanzia, un impasto poco lievitato con uvetta e zucca candita, finché non indovina il 𝐏𝐚𝐧𝐞𝐭𝐭𝐨𝐧𝐞.

[Nella foto il primo negozio di Angelo Motta in via della Chiusa. Anno 1919.]

Conquista il mondo, regalando a Milano uno dei suoi simboli. Il suo nome diventa una “M” inconfondibile, mentre la pasticceria diventa un’impresa industriale che firmerà il costume alimentare italiano anche col primo gelato su stecco (il 𝑀𝑜𝑡𝑡𝑎𝑟𝑒𝑙𝑙𝑜) e la prima merendina italiana (il 𝐵𝑢𝑜𝑛𝑑𝑖̀). Poi i 𝑅𝑖𝑡𝑧 e il 𝑇𝑎𝑟𝑡𝑢𝑓𝑜𝑛𝑒 fino agli autogrill targati Motta.

Quando a soli 67 anni Angelo Motta se ne va per un infarto, la sua impresa impiega il 10% della mano d’opera dolciaria nazionale e spende da sola il 7% della spesa pubblicitaria italiana.

Finita all’IRI (l’Istituto per la Ricostruzione Industriale), Motta verrà smembrata nonostante nuovi blockbuster come 𝐺𝑖𝑟𝑒𝑙𝑙𝑎 e 𝑀𝑎𝑥𝑖𝑏𝑜𝑛.

I dolci a Bauli via Nestlé, la ristorazione ad Autogrill e i gelati a Froneri, l’unione tra Nestlè e l’inglese R&R che affonda le sue radici nell’impresa di Regina Roncadin emigrata italiana che iniziò con una gelateria in Germania.

Ha detto Alan Kay: “𝐈𝐥 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨𝐫 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐩𝐫𝐞𝐝𝐢𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨 𝐞̀ 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐥𝐨.”

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