
Londra (P.B.O) – Ieri sera sul palco dell’O2 Academy Forum Kentish Town, Marco Mengoni, è stato una scossa di energia, amore, passione.
Mai si era vista tanta gente italiana e non, in quel teatro, tutto sold out. La musica di Marco Mengoni, diventa una vita, una strada, essenziale con il pubblico, che lo ha abbracciato in un’atmosfera che lascia il sapore del bello per molto tempo.
Marco porta l’infinito in un attimo, in un verso di una canzone, in una vibrazione di un acuto e tutti ieri sera lo abbiamo seguito e cantato, in quello spazio infinito che solo lui può dare. C’erano persone venute dalla Finlandia, da Toronto, per non parlare dei tanti italiani in UK e di Londra che per ore sono state in una fila serpeggiante per le vie di Kentish town.
L’ingresso è stato un abbraccio collettivo: un grido che scioglie la distanza, un lampo che spalanca la porta della magia. Da quel momento, il concerto non è stato più un semplice evento: è diventato una storia condivisa, una mappa emotiva tracciata tra palco e platea, scritta a note, acuti, sguardi.
Mengoni è arrivato con la naturalezza di chi ha studiato, sofferto, sognato ogni centimetro conquistato. Ma è salito sul palco anche con qualcosa che non si insegna: un dono. Uno di quelli veri, rari, che non si possono comprare né fingere. E infatti lui non finge. Non ammicca. Non specula. Vive. Trasmette. E lo fa con una sincerità disarmante.
Dietro di lui, una band stratosferica. Accanto a lui, coriste che sembravano fiammate d’oro. Insieme hanno trasformato la musica in una specie di alchimia millenaria: la passione che diventa rito, il successo che diventa coro, il suono che diventa respiro comune.

Poi arriva il momento dove Marco prende parola, e afferma che la tappa di Londra è la migliore dei suoi 44 concerti fatti, per il calore che sta ricevendo. Il pubblico esplode, le orecchie iniziano a farci male, è come avere il volume a palla di una cassa distorta, ma qui non è piú la musica, ma è il tamburo battente delle emozioni a fare rumore.
È il momento. Arrivano i grandi successi, “Due Vite”, la cantano tutti, anche un uomo della sicurezza di colore, che per tutto il tempo è stato fermo al suo posto ma tenendo il ritmo con il piede e il corpo. Ieri sera in quel teatro sembravamo “[…]i soli svegli in tutto l’universo” e le nostre vite in quell’attimo hanno fatto piú di due giri, ci siamo sentiti trasportati in un vortice altrove.
Questo è il potere della musica, questo è la poesia e la magia di Marco.
Un successo meritato, e quando scherza con il pubblico Marco dal suo universo musicale, diventa uno di noi, legge i messaggi dai cartelli come se fossero lettere d’amore, scherza e fa selfie con il pubblico in prima fila, e saluta dai cellulari le persone che sono a casa.

Poi ritorna sul palco, prende un acuto, e riparte la sinfonia infinita di un’arte rara, quella di chi riesce a trasmettere una emozione, anzi la scolpisce, la plasma, la modella, per sempre dentro, come un Michelangelo che tratta la musica come marmo vivo.
Dire che ieri sera è stato un successo, sarebbe troppo poco scontato, e andrebbe a sminuire un’opera che Marco e il suo pubblico hanno costruito insieme.
Forse non c’è una parola o una frase che possa spiegare cosa è successo veramente ieri sera,
perché le opere d’arte quando sono belle non si devono spiegare, ma solo ascoltarle e captare le emozioni che esse generano dentro di noi, per sempre.
