La storia di Angelo Rizzoli figlio di un ciabattino che ha rivoluzionato la stampa

LondonONE radio la storia di Angelo rizzoli

Londra (Alessandro Scaglione) Spesso ci sono storie che vale la pena raccontare. Storie che hanno fatto del nostro paese e della nostra cultura, e non vanno mai dimentiche, anzi fa bene ricordarle, come la storia di Angelo Rizzoli un uomo d’altri tempi:

Figlio di un ciabattino analfabeta, la miseria lo consegna all’orfanatrofio milanese dei Martinitt dove impara il mestiere di tipografo.

A 20 anni Angelo ha l’intuizione delle cartoline commemorative della guerra di Libia. Prova a fare col solo aiuto di un operaio. Funziona, ma scoppia la Prima Guerra Mondiale.

Tornato dal fronte miracolosamente illeso, la svolta arriva quando incontra Calogero Tumminelli, editore d’arte e dell’Enciclopedia Treccani di cui gli affida la stampa.

Ad Angelo Rizzoli non basta, ma servono nuovi soci. Arrivano tre pezzi da Novanta: Giovanni Treccani in persona, Ettore Bocconi (fratello di quel Luigi disperso in Africa, cui il padre intitolerà l’omonima università milanese) e Senatore Borletti (che dei Magazzini Bocconi farà La Rinascente).

Angelo rizzoli

Angelo entra così nella Milano che conta e all’editoria affianca il cinema con quella CineRiz che produrrà anche i capolavori di Fellini. Quando morirà nel 1970, il Corriere della Sera pubblicherà due pagine di necrologi, fatto mai accaduto prima.

Suo figlio Andrea raccoglie un testimone che scotta: un padre ingombrante e 100 miliardi di Lire di eredità. Cercherà di far fruttare entrambi, conquistando la presidenza del Milan, aprendo la sua casa editrice al primo dirigente che vorrà donna (Franca Matricardi, una scelta controcorrente per l’epoca) e comprando nientemeno che il 𝐂𝐨𝐫𝐫𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐒𝐞𝐫𝐚 dai Crespi, famiglia di cotonieri lombardi che hanno appena licenziato un certo Indro Montanelli.

Angelo Rizzoli, primo a sinistra, con il padre Andrea e il nonno Angelo

Si realizza così il suo sogno di imprenditore, ma il giornale perde 5 miliardi l’anno. È il 1974 e Andrea passa il testimone ad Angelo (detto “Angelone”), primogenito di 4 figli di cui 2 finiranno suicidi.

Conta su quel figlio per risistemare il giornale nato un secolo prima dall’iniziativa del napoletano Eugenio Torelli, il primo numero di 4 pagine annunciato dagli strilloni in piazza della Scala il 5 marzo 1876 ed il ricavato devoluto alle famiglie bisognose dell’associazione dei tipografi, per farsi amico l’ambiente editoriale.

La sede storica del Corriere della Sera in via Solferino a Milano.

Angelone però dura poco. È un gioco più grande di lui. Finisce tutto alla loggia P2 targata Licio Gelli, il figlio di un mugnaio della provincia pistoiese. Poi a Gemina, la holding snodo dei poteri forti italiani. Infine a Urbano Roberto Agostino Cairo, figlio di un rappresentante di mobili che a 26 anni prenderà per vere le parole di Silvio Berlusconi che dalle pagine di Capital invita i giovani con buone idee a contattarlo.

È il 1981. Urbano impiegherà 3 giorni di telefonate per ottenere un appuntamento. Il Cavaliere lo prenderà come suo assistente e la sua carriera decollerà senza più fermarsi.

Ha detto Jim Fiebig: “𝐈𝐥 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐚 𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐞 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐞, 𝐟𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚.”

[Nella foto di Federico Patellani scattata durante i festeggiamenti per la nascita della Repubblica Italiana, Anna Iberti solleva la prima pagina del Corriere del 2 Giugno 1946, bucandola con la testa. La foto farà il giro del mondo.]


Alessandro Scaglione

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