
Londra (Phil.B.O) C’è un filo invisibile che oggi unisce Roma e Seoul, Milano e Busan, la tradizione del Made in Italy e l’energia travolgente della K-Wave. È il filo di una comunità italiana che in Corea del Sud cresce, studia, lavora, fa impresa e, soprattutto, costruisce relazioni con una società che negli ultimi anni è diventata una delle più influenti al mondo sul piano culturale.
È questo uno degli aspetti emersi dall’intervista realizzata da LondonONE Radio all’Ambasciatrice d’Italia in Corea del Sud, Emilia Gatto, che ha raccontato una Corea capace di sorprendere e una presenza italiana sempre più dinamica.
rivedi l’intervista:
L’Ambasciatrice Gatto, arrivata a Seoul nel 2023, ha sottolineato più volte quanto Italia e Corea siano più vicine di quanto si potrebbe pensare. In un’intervista alla KBS ha parlato dei coreani come degli “italiani d’Asia”, richiamando una sensibilità comune verso l’arte, l’estetica, la bellezza e la qualità della vita.
Gli italiani residenti in Corea del Sud non rappresentano più soltanto una presenza legata alla diplomazia, alle grandi aziende o alla ristorazione. Accanto agli imprenditori e ai professionisti troviamo studenti, ricercatori, creativi e giovani che hanno scelto Seoul perché attratti dalla cultura coreana, dalla tecnologia e dalle opportunità professionali.
Già negli anni precedenti l’Ambasciata descriveva una comunità di circa un migliaio di italiani, allora considerata in espansione, con una presenza significativa di studenti e giovani professionisti.
Un segnale ancora più interessante arriva dal mondo della ricerca. Nel 2025 è stata costituita a Seoul l’Associazione dei Ricercatori Italiani in Corea, nata proprio per mettere in rete una componente crescente della comunità italiana e rafforzare i rapporti tra università, centri di ricerca e aziende high-tech dei due Paesi.
È una fotografia molto diversa dallo stereotipo dell’italiano all’estero: non soltanto pizza, moda e design, ma anche scienza, innovazione, tecnologia e università.

Ma c’è un altro elemento che ha cambiato radicalmente il rapporto tra Italia e Corea: la K-Wave, la cosiddetta onda coreana.
K-pop, K-drama, cinema, beauty, moda e cultura digitale hanno trasformato la Corea del Sud in una vera potenza culturale globale. E proprio questo fenomeno ha creato un nuovo ponte con gli italiani.
Sempre più giovani italiani arrivano in Corea non soltanto per studiare o lavorare, ma perché hanno conosciuto il Paese attraverso una canzone, una serie televisiva, un gruppo K-pop o la curiosità per la lingua coreana.
È un curioso rovesciamento della prospettiva: per decenni l’Italia ha esportato nel mondo la propria cultura attraverso la musica, il cinema, la moda e la cucina. Oggi una generazione di italiani guarda verso Seoul con la stessa curiosità con cui, un tempo, il mondo guardava verso Roma, Milano o Firenze.
E la diplomazia culturale italiana ha capito perfettamente questa trasformazione. La stessa Ambasciatrice Gatto ha definito la cultura uno strumento fondamentale per creare legami autentici tra i popoli, osservando come in Corea la diplomazia culturale sia fortemente trainata dall’enorme richiamo della K-culture.
Forse non esiste luogo migliore della cucina per raccontare questa integrazione.
Nel novembre 2025, nella Residenza dell’Ambasciatrice italiana a Seoul, l’Ambasciata ha organizzato “Soft Power Aperitivo”, un incontro dedicato proprio all’incrocio fra K-Wave e cultura gastronomica italiana.

Il tema era significativo: come la cucina italiana viene raccontata nei K-drama e nel K-pop e perché il Made in Italy riesce a dialogare così bene con l’immaginario coreano.
Perché se da una parte gli italiani scoprono kimchi, bulgogi e la cultura gastronomica coreana, dall’altra i coreani mostrano un interesse sempre maggiore per pasta, pizza, gelato, vino e prodotti italiani.
È una contaminazione culturale che non cancella le identità: le mette a tavola, letteralmente.
Un altro indicatore importante è la diffusione dell’italiano. Oggi la lingua italiana viene insegnata in 18 università della Corea del Sud, con importanti realtà accademiche dedicate agli studi italiani.
E qui emerge un aspetto particolarmente interessante: l’integrazione non è soltanto quella degli italiani nella società coreana, ma è un processo reciproco.
Ci sono coreani che studiano italiano, amano la cultura italiana, viaggiano nel nostro Paese e lavorano con imprese italiane. E ci sono italiani che imparano il coreano, frequentano università locali, entrano nel mercato del lavoro e costruiscono relazioni personali e professionali.

È una sorta di diplomazia quotidiana, molto più potente di qualsiasi comunicato ufficiale.
Italia e Corea del Sud possono sembrare due mondi agli antipodi. Una è nel cuore del Mediterraneo, l’altra all’estremità orientale dell’Asia. Una porta con sé millenni di storia, l’altra è diventata in pochi decenni una delle società tecnologicamente più avanzate del pianeta.
Eppure le affinità non mancano.
L’Ambasciatrice Gatto ha raccontato proprio questa sorprendente vicinanza: la passione per la bellezza, l’arte, l’estetica e la qualità. Ma anche una forte attenzione alla cucina e alla capacità di trasformare la cultura in uno strumento di relazione.
Non è un caso che i rapporti tra i due Paesi si siano intensificati anche in settori molto lontani dalla cultura: spazio, ricerca, tecnologia, industria, innovazione ed energia.
La storia degli italiani in Corea del Sud è quindi ancora relativamente giovane, ma sta assumendo forme nuove.
Non è più soltanto la storia di chi parte dall’Italia per cercare fortuna. È quella di una generazione che sceglie Seoul perché vuole conoscere un’altra società, impararne la lingua, lavorare nelle sue aziende, frequentarne le università e partecipare alla sua straordinaria trasformazione culturale.
E, allo stesso tempo, porta con sé qualcosa dell’Italia.
È forse questa la forma più bella dell’integrazione: non diventare uguali, ma imparare a riconoscersi nelle differenze.

Tra una playlist K-pop e un piatto di pasta, tra un K-drama e un film italiano, tra una lezione di coreano e una di italiano, Italia e Corea stanno costruendo una relazione che va ben oltre la diplomazia.
Una relazione fatta di persone.
E forse è proprio qui che comincia la vera diplomazia: non nei palazzi, ma nelle vite quotidiane di chi decide di vivere dall’altra parte del mondo e scopre che, a volte, casa può avere più di una lingua, più di un sapore e persino più di un alfabeto.
L’intervista di LondonONE Radio all’Ambasciatrice Emilia Gatto si inserisce così in un racconto più ampio: quello di un ponte culturale sempre più solido fra Italia e Corea del Sud, dove la comunità italiana non è soltanto ospite, ma parte attiva di una società in continua evoluzione.
