
Londra ( Phil.B.O) Immaginate di entrare in una piccola chiesa medievale in Germania, sedervi in silenzio e ascoltare un accordo d’organo. Nulla di particolarmente sorprendente, se non fosse per un dettaglio: quell’accordo potrebbe essere ancora lì quando i vostri pronipoti avranno già lasciato il posto ai loro discendenti.
Siamo a Halberstadt, nella Sassonia-Anhalt, nella chiesa di Sankt-Burchardi. Qui è in corso quello che è considerato uno dei più straordinari esperimenti musicali mai realizzati: “ORGAN²/ASLSP” di John Cage, un’esecuzione destinata a durare complessivamente 639 anni, dal 2001 al 2640.
Il titolo contiene già tutto il programma. ASLSP significa As Slow As Possible, cioè “il più lentamente possibile”. Cage, compositore americano tra i grandi rivoluzionari della musica del Novecento, non stabilì quanto lentamente dovesse essere eseguito il brano. E qualcuno, a Halberstadt, ha deciso di prendere quella frase alla lettera. Molto, molto alla lettera.
La storia comincia nel 1985, quando Cage scrive ASLSP per pianoforte. Due anni dopo ne realizza una versione per organo, ORGAN²/ASLSP. La prima esecuzione durò circa mezz’ora.
Ma negli anni Novanta nasce una domanda quasi filosofica: che cosa significa davvero suonare “il più lentamente possibile”?
Nel 1997-98 musicisti e filosofi si riuniscono per discutere proprio di questo. La conclusione è vertiginosa: se un organo può continuare a suonare per secoli, perché non lasciare che sia il tempo stesso a diventare parte della composizione?
Nasce così il progetto di Halberstadt. La durata scelta è di 639 anni, un numero tutt’altro che casuale. Nel 1361, infatti, la cattedrale di Halberstadt aveva completato un importante organo. Tra quella data e l’anno 2000 erano trascorsi esattamente 639 anni: il passato dello strumento diventa così la misura del futuro della musica.

Il progetto prende ufficialmente il via il 5 settembre 2001, giorno che avrebbe coinciso con l’89º compleanno di John Cage, morto nel 1992.
E qui arriva uno dei paradossi più affascinanti dell’intera storia: il concerto comincia con una pausa.
L’organo viene avviato, ma il primo suono arriverà soltanto il 5 febbraio 2003, dopo circa 17 mesi di silenzio.
Il primo accordo resta poi sospeso per un tempo che, nella musica tradizionale, sarebbe quasi inconcepibile. A Halberstadt, invece, qualche mese o qualche anno non fanno differenza: il tempo non è più qualcosa che interrompe la musica. È la musica.
Per rendere possibile l’esecuzione è stato costruito uno speciale organo all’interno della chiesa. Non aspettatevi però il gigantesco strumento delle grandi cattedrali.
L’organo del progetto è volutamente essenziale. Le sue canne vengono aggiunte o rimosse nel corso degli anni per modificare lentamente gli accordi previsti dalla partitura.
E per mantenere premuti i tasti per periodi lunghissimi vengono utilizzati sacchetti di sabbia. Un sistema tanto semplice quanto geniale: la gravità diventa così una specie di musicista.
L’aria viene fornita continuamente dal mantice e il suono rimane sospeso nello spazio della chiesa per mesi o anni, fino al momento stabilito per il successivo cambiamento.
A Halberstadt, dunque, un cambio di accordo non è qualcosa che accade ogni quattro minuti.
È un appuntamento da segnare sul calendario.

Nel corso degli anni, le modifiche sono diventate veri e propri eventi. Il 5 febbraio 2024 è stata aggiunta una nuova canna, modificando l’accordo che risuonava nella chiesa. E il 5 agosto 2026, appena poche settimane fa, è arrivato il 17º cambio di suono: una nuova canna ha portato l’accordo da sette a otto note.
Un cambiamento che, in un normale concerto, probabilmente passerebbe inosservato. Qui invece ha richiamato visitatori da diversi Paesi, perché rappresenta circa il 4% dell’intero progetto.
Vent’anni e più di esecuzione, dunque, e siamo appena all’inizio.
La parte più sorprendente di questa storia, forse, non è la musica.
È il fatto che nessuno di noi potrà ascoltarla tutta.
Quando il progetto terminerà, nel 2640, saranno trascorsi 639 anni dal suo inizio. Chi assisterà all’ultimo suono nascerà in un mondo che oggi non possiamo nemmeno immaginare. Non sappiamo quale sarà la tecnologia, quali saranno le città, le lingue, la musica, il clima o persino quali strumenti utilizzeremo per ascoltare un concerto.
Eppure, nella piccola chiesa di Halberstadt, una macchina continuerà lentamente a respirare.
Il progetto è stato concepito proprio come un’opera che supera la durata della vita umana: un messaggio affidato a generazioni che ancora non esistono.
C’è qualcosa di profondamente poetico in questa idea.
Viviamo nell’epoca della velocità: canzoni di tre minuti, video di pochi secondi, notizie che invecchiano nel tempo necessario a leggerle. A Halberstadt, invece, una singola nota può durare anni.

Non c’è bisogno di arrivare in anticipo. Non c’è paura di perdere l’inizio. E, soprattutto, nessuno deve aspettare il finale.
Il finale appartiene a qualcun altro.
Forse a qualcuno nato tra due o tre secoli, che entrerà nella stessa chiesa, ascolterà quell’ultima vibrazione e saprà che quel suono è iniziato quando il mondo era completamente diverso.
È questo il senso più profondo dell’esperimento di John Cage: trasformare la musica in una conversazione tra generazioni.
Un accordo cominciato nel nostro tempo potrebbe essere ancora nell’aria quando noi saremo soltanto un ricordo.
E mentre fuori tutto corre, a Halberstadt una canna d’organo continua a suonare.Piano. Pianissimo. Il più lentamente possibile. E per una volta, il tempo non è il nemico della musica. È il suo interprete.
