
London (P.B.O) C’è un’immagine che più di ogni altra sembra aver trasformato i Beatles da band a leggenda: quattro uomini che camminano sulle strisce pedonali di Abbey Road, uno dietro l’altro, in una mattina apparentemente qualunque di agosto del 1969. Oggi quella scena è tornata a vivere, questa volta grazie al cinema.
Paul Mescal, Joseph Quinn, Barry Keoghan e Harris Dickinson sono stati immortalati mentre ricreavano il celebre attraversamento. Non è un semplice omaggio fotografico ai Fab Four, ma una piccola anticipazione di uno dei progetti cinematografici più ambiziosi dedicati alla band.

Il regista premio Oscar Sam Mendes sta infatti lavorando a The Beatles – A Four-Film Cinematic Event, un progetto destinato a raccontare la storia dei quattro Beatles attraverso quattro film distinti: uno dedicato a John Lennon, uno a Paul McCartney, uno a George Harrison e uno a Ringo Starr. Quattro punti di vista diversi sulla stessa storia, quasi come quattro finestre aperte sulla medesima leggenda. Una struttura che inevitabilmente richiama Rashomon di Akira Kurosawa, dove la verità cambia a seconda di chi la racconta.

E il primo assaggio arrivato sui social ha già acceso la fantasia dei fan. La ricostruzione della copertina di Abbey Road è talmente accurata da sembrare, per qualche istante, una fotografia restituita direttamente dal 1969.
A colpire è soprattutto Paul Mescal, che attraversa la strada senza scarpe, proprio come fece Paul McCartney nell’immagine originale.
La cosa più sorprendente è che una delle copertine più famose della storia della musica nacque senza un grande piano alle spalle.
L’idea iniziale dei Beatles era tutt’altra: chiamare il nuovo album Everest e volare fino in Nepal per realizzare una copertina spettacolare. Ma tra costi, tempi e logistica, il progetto venne progressivamente abbandonato.
La soluzione fu molto più semplice: uscire dagli studi di Abbey Road e fare qualche fotografia proprio lì, davanti alle strisce pedonali.

Il fotografo Iain Macmillan aveva pochissimo tempo a disposizione. La mattina dell’8 agosto 1969 gli vennero concessi appena una decina di minuti per realizzare lo scatto. Salì su una scala sistemata in mezzo alla strada, mentre un agente di polizia contribuiva a fermare temporaneamente il traffico.
Macmillan scattò appena sei fotografie. Sei. E da quelle sei immagini sarebbe nata una delle copertine più riconoscibili del Novecento.
Fu Paul McCartney a scegliere la fotografia definitiva. E c’è un altro dettaglio curioso: sulla copertina non comparvero né il nome della band né quello dell’album. I Beatles potevano permetterselo. Erano arrivati a un punto della loro carriera in cui bastava vedere quattro uomini attraversare una strada per capire immediatamente chi fossero.
Anche i piedi nudi di McCartney sono diventati materia da leggenda.
La spiegazione più semplice è anche quella ufficiale: faceva caldo e Paul avrebbe deciso di togliersi le scarpe.
Ma quella scelta apparentemente insignificante alimentò una delle più celebri teorie complottiste della storia della musica: la cosiddetta leggenda “Paul is dead”. Secondo alcuni fan, McCartney sarebbe morto anni prima e sarebbe stato sostituito da un sosia.
Gli indizi? La mancanza di scarpe, la posizione di Paul rispetto agli altri, alcuni dettagli della copertina e persino la targa di un’auto. Una teoria assurda, certo, ma talmente popolare da trasformare Abbey Road in una sorta di gigantesco rebus.
I Beatles, naturalmente, non sembravano particolarmente interessati a smentire ogni interpretazione. E forse anche questo contribuì a rendere l’immagine ancora più immortale.

C’è poi un elemento malinconico che rende quella fotografia ancora più potente.
Abbey Road fu l’ultimo album registrato dai quattro Beatles insieme, anche se Let It Be sarebbe stato pubblicato successivamente, nel 1970.
Dietro quei quattro uomini che camminano ordinatamente sulle strisce, quindi, c’era una band già vicinissima alla fine. La fotografia sembra quasi non saperlo: i quattro procedono uno dietro l’altro, come se stessero semplicemente attraversando la strada.
In realtà stavano attraversando anche una frontiera invisibile: quella tra la stagione dei Beatles e la loro vita separata.
Se c’è un’auto che può vantarsi di essere comparsa in una delle fotografie più famose della musica, è il Maggiolino Volkswagen bianco parcheggiato sul lato della strada.
La sua targa, LMW 281F, divenne negli anni oggetto di curiosità, interpretazioni e persino furti da parte dei fan. Il proprietario arrivò alla decisione di mettere all’asta l’automobile.
E poi c’è l’uomo sul marciapiede, quello che appare casualmente sullo sfondo. Non sapeva di essere entrato nella storia. I fan lo ribattezzarono addirittura “il quinto Beatle”.
È forse questo il fascino irripetibile di quella fotografia: nessuno, quel giorno, sembrava rendersi conto che stava costruendo un’immagine destinata a essere imitata, studiata, parodiata e riprodotta per decenni.
Ed è proprio questo che rende particolarmente interessante il progetto di Sam Mendes. Non si tratta semplicemente di raccontare i Beatles, ma di riportare in movimento immagini che appartengono ormai alla memoria collettiva.
Per qualche secondo, grazie alla macchina da presa, Abbey Road torna al 1969. Le strisce bianche sono ancora lì, la strada è la stessa e quattro ragazzi tornano ad attraversarla.
Solo che questa volta sappiamo già come finirà.
Ed è forse proprio questa la magia del cinema: prendere una fotografia che conosciamo tutti e restituirle ciò che le mancava da sempre.
Il movimento.
Il Progetto Cinematografico
Il macro-progetto prevede quattro film interconnessi, ciascuno incentrato sul punto di vista e sulla vita di un singolo membro della band:
