Ettore Pagano 23 anni, con il suo violoncello conquista Bruxelles: è il primo italiano a vincere il Queen Elisabeth Competition

LondonONE radio Ettore pagano conquista il mondo

Londra (phil.B.O) C’è un momento, nella vita di un musicista, in cui il talento smette di essere promessa e diventa storia.

Per Ettore Pagano quel momento è arrivato a Bruxelles, nella notte del 30 maggio 2026, quando il suo nome è stato pronunciato come vincitore del Queen Elisabeth International Music Competition, uno dei concorsi più prestigiosi e selettivi al mondo. A soli 23 anni, il violoncellista romano entra così nell’élite della musica internazionale e scrive una pagina senza precedenti per il nostro Paese: è infatti il primo italiano a conquistare il primo premio nella sezione violoncello del celebre concorso belga.

Un successo che vale molto più dei 25.000 euro assegnati al vincitore. Pagano si aggiudica infatti un’importante tournée internazionale e, soprattutto, l’utilizzo per quattro anni del leggendario violoncello Goffriller “Casals”, messo a disposizione dalla Fondazione Pau Casals. Uno strumento mitico, legato alla figura del più grande violoncellista del Novecento, proprio nell’anno in cui ricorre il 150° anniversario della nascita di Pablo Casals.

Il Queen Elisabeth Competition rappresenta da decenni una sorta di Olimpiade della musica classica. Fondato nel 1937 e considerato uno dei concorsi più ardui e prestigiosi al mondo, ha consacrato generazioni di interpreti destinati alle più grandi carriere internazionali.

La sezione dedicata al violoncello è stata introdotta soltanto nel 2017, accanto alle storiche categorie di pianoforte, violino e canto. Proprio per questo il trionfo di Pagano assume un significato ancora più speciale: nessun italiano era mai riuscito a salire sul gradino più alto del podio in questa disciplina.

Nella finale disputata alla Salle Henry Le Boeuf del Bozar di Bruxelles, Pagano ha impressionato giuria e pubblico con una lettura intensa e tecnicamente magistrale della monumentale Symphonia Concertante di Sergej Prokof’ev, una delle pagine più impegnative dell’intero repertorio violoncellistico. Una prova che ha confermato la maturità artistica di un musicista capace di coniugare virtuosismo, profondità interpretativa e una naturale presenza scenica.

Il suo percorso, del resto, era già costellato di segnali importanti. Diplomato al Conservatorio Santa Cecilia di Roma e attualmente perfezionatosi all’Universität der Künste di Berlino, Pagano si è imposto negli ultimi anni come uno dei talenti più luminosi della nuova generazione europea.

Nel 2025 ha ricevuto il prestigioso Premio Abbiati della critica musicale italiana, oltre all’ICMA Classeek Award e al riconoscimento “Una vita nella Musica – Giovani” del Teatro La Fenice. L’anno precedente aveva conquistato il secondo premio e il premio del pubblico al Concorso Enescu, mentre nel 2022 aveva vinto il Khachaturian International Competition.

Ma al di là dei riconoscimenti, ciò che colpisce di Ettore Pagano è la naturalezza con cui riesce a trasformare la complessità tecnica in racconto musicale. Il suo violoncello non cerca l’effetto, ma la verità del suono. Una qualità rara, che a Bruxelles ha saputo conquistare non soltanto gli esperti, ma anche il pubblico internazionale.

Per la musica italiana si tratta di una vittoria dal forte valore simbolico. In un’epoca in cui il nostro Paese continua a essere universalmente associato alla tradizione operistica, il successo di Pagano ricorda che l’Italia è ancora capace di esprimere grandi protagonisti anche nel panorama strumentale contemporaneo.

Da oggi il suo nome entra ufficialmente nella geografia mondiale del violoncello. E il viaggio, con ogni probabilità, è appena cominciato.

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