ESC 2025: La cantante israeliana riceve a Basilea minacce di morte

Londra (redazione) – La cantante israeliana, Yuval Raphael, ha ricevuto minacce di morte a Basilea. È accaduto durante il Turquoise Carpet, quando un uomo ha mimato il gesto di tagliare la gola verso la cantante sventolando una bandiera palestinese e sputando in direzione della delegazione israeliana. Il fatto è avvenuto in piazza del Municipio a Basilea, sotto gli occhi di una folla divisa tra musica e protesta.

L’emittente pubblica israeliana Kan Broadcasting, membro dell’Eurovision Broadcasting Union (EBU), ha sporto immediatamente denuncia alla polizia svizzera. Le immagini, circolate durante una manifestazione pro-Gaza in concomitanza con la cerimonia, mostrano l’uomo indossare una kefiah e compiere il gesto intimidatorio, mentre gruppi di manifestanti esponevano cartelli contro la presenza di Israele alla competizione.

Le autorità svizzere hanno preso sul serio la minaccia: sono in corso accertamenti sull’identità dell’uomo ripreso nel video, mentre il livello di allerta per la sicurezza delle delegazioni è stato alzato. Kan Broadcasting ha chiesto garanzie per la protezione di Yuval e del suo staff durante tutta la durata dell’evento.

Yuval Raphael, 24 anni, è una sopravvissuta al massacro del festival Nova del 7 ottobre 2023, quando militanti di Hamas attaccarono l’evento musicale nel sud di Israele, uccidendo oltre 360 giovani. Per sfuggire alla morte, Yuval si nascose per sette ore sotto i corpi senza vita di altri ragazzi. “Devo la mia vita a quei giovani che non potevano più difendersi. I loro corpi hanno salvato me”, ha raccontato in più interviste, con una voce ferita ma salda.

Ora, per lei, tornare su un palco musicale – proprio in Europa, proprio sotto i riflettori – era un gesto di rinascita. Invece, si è ritrovata costretta a essere scortata da guardie del corpo, bersaglio di nuove minacce per ciò che rappresenta: Israele, e la ferita ancora aperta della guerra a Gaza.

A Basilea, il glamour europop della cerimonia si è mescolato a forti tensioni politiche. Cartelli con scritte come “Nessun applauso per il genocidio” e “Cantiamo mentre Gaza brucia” sventolavano tra bandiere palestinesi, alcune affisse sopra drappi arcobaleno. Uno striscione diceva: “Israele: aprite i confini di Gaza. Lasciate entrare gli aiuti”.

L’EBU, finora, ha mantenuto la linea della neutralità, evitando sanzioni e ribadendo che l’Eurovision è un palco per la musica, non per la politica. Ma è chiaro che quest’anno, quel palco è anche una trincea.

Intanto, l’artista israeliana non ha intenzione di cedere: “Canto per la vita. Canto per chi non può più farlo”. E con quella voce – fragile, ma tenace – spera di farsi sentire oltre il rumore.

London ONE Radio seguirà da vicino tutti gli sviluppi da Basilea

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