
Londra -( Richard Pontorni) Una serata che ha illuminato l’orizzonte del tennis con luce propria. Carlos Alcaraz, ventidue anni di pura poesia in movimento, ha riconquistato il trono mondiale battendo Jannik Sinner per 6-2, 3-6, 6-1, 6-4 nella finale del US Open. Una partita che ha chiuso la stagione Slam per questi due titani, un altro atto memorabile della loro rivalità.
Alcaraz ha mostrato la sua maturità tattica, trasformando il match in una sinfonia: servizio incisivo, variazioni di ritmo magistrali, 42 vincenti contro 21, cinque break e dieci ace in un match di 2 ore e 42 minuti sotto il tetto chiuso di Flushing Meadows. Una performance definita da Ferrero come “perfetta” — e Alcaraz ha sorriso, accodandosi all’aggettivo con orgoglio.

Questa vittoria, portata a casa nel cuore della notte newyorkese, spezza la striscia da 65 settimane (454 giorni) di Sinner al numero 1 del mondo e pone Alcaraz nuovamente sul trono del tennis maschile.
Ma la poesia del match non riguarda solo la vittoria: Sinner, sconfitto ma mai domo, ha offerto il suo tributo con la grazia del campione che sa perdere guardando avanti. “È stato migliore di me”, ha ammesso nell’aria rarefatta della cerimonia post-gara, “ho fatto del mio meglio, non potevo fare di più.” Un brivido di nobiltà sportiva, un’aura che trasforma la sconfitta in forza.

In un 2025 che è stato teatro di tre finali Slam consecutive tra loro—Roland Garros, Wimbledon, US Open—il duello Alcaraz–Sinner si staglia come la nuova epica del tennis moderno. Alcaraz vince 2-1 questo mese dei big match, mantiene il vantaggio nel testa a testa (10-5) e ora domina le classifiche degli Slam (6 titoli contro 4)