
Londra (P. B.O) – Come sta la radio oggi? Come va il mercato radiofonico? La radio è un mezzo ancora vivo o no? Altro che vivo! Vivissimo ed è in buona salute.
La radio non è invasiva, non chiede attenzione assoluta, eppure è ovunque: in auto, tra le stoviglie della cucina, negli uffici open space, nelle case silenziose dello smart working. E, contro ogni previsione nostalgica, non è affatto un mezzo in declino.
Un mezzo tutt’altro che “vecchio” I numeri più recenti (2025–2026) raccontano una realtà sorprendente: circa 50 milioni di persone nel Regno Unito ascoltano la radio ogni settimana (oltre 34 milioni di persone la scelgono ogni giorno in Italia).
In termini percentuali, significa l’86% della popolazione adulta in UK. Un dato che, più che una statistica, sembra una fotografia collettiva.
Ogni ascoltatore in Uk resta sintonizzato in media per circa 20 ore a settimana. In totale, la radio supera 1 miliardo di ore di ascolto settimanali. Numeri che non si limitano a confermare la sua sopravvivenza: ne certificano la centralità.
E poi c’è la trasformazione silenziosa: oggi circa il 75% dell’ascolto avviene in digitale — tra app, smart speaker e DAB — mentre l’online da solo rappresenta quasi il 30% del totale. La radio non è più un oggetto: è diventata un flusso.
Chi ascolta (e come)? bhe, il pubblico è ampio, ma non uniforme.
Gli over 35 sono i più fedeli: ascoltano di più, più a lungo, con una costanza quasi rituale. Per loro, la radio è una presenza stabile, una voce familiare che scandisce la giornata.
Gli under 25, invece, hanno un rapporto più frammentato: meno radio tradizionale, più consumo attraverso clip, app e social. Non la cercano sempre, ma la intercettano.
Poi ci sono i pendolari: al mattino, in auto, la radio resta regina. È qui che resiste meglio di qualsiasi altra piattaforma. E infine i lavoratori da casa, per i quali è diventata una “compagnia silenziosa”, un sottofondo che riempie senza invadere.
In fondo, più si va avanti con l’età, più la radio smette di essere una scelta e diventa un’abitudine.
(Ascolta la diretta con il CEO di RDS radio dimensione suono Massimiliano Montefusco sul tema)
Il panorama britannico è ricco e competitivo, ma alcuni nomi restano punti fermi.
BBC Radio 2 è la più ascoltata in assoluto: musica, intrattenimento, tono caldo e familiare.
BBC Radio 4 rappresenta l’anima più riflessiva: informazione, cultura, approfondimento.
BBC Radio 1 guarda ai giovani, tra pop e trend musicali.
Tra le commerciali, Heart e Capital dominano con hit accessibili e un pubblico ampio.
E poi c’è LBC, dove il dibattito politico e sociale si accende: una palestra quotidiana di opinioni, spesso accese ma sempre in perfetto stile britannico.
E molte sono anche le radio locali, che per molti sono il nuvo globale. Le radio di quariere, di associazioni nazionali, e charirty.
In esame anche la prima radio nazionale Italiana in UK che si pone trasversalmente a tutte le radio citate. Una radio di informazione sul locale a Londra , ma di respiro nazionale, per diffusione e tematiche affrontate e di appofondimento per i circa 700 mila italiani in GB .
Le abitudini di ascolto? La giornata radiofonica ha un ritmo ben preciso.
La mattina, tra le 6 e le 10, è il momento di massimo picco: notizie, traffico, aggiornamenti. Una sorta di “risveglio collettivo”.
L’auto resta uno dei luoghi chiave: qui la radio mantiene una forza che lo streaming fatica ancora a scalfire.
In casa, gli smart speaker — Alexa e simili — hanno riportato la radio al centro della quotidianità domestica. E tra i più giovani, lo streaming cresce come modalità parallela, spesso integrata.
Anche il territorio conta. Certamente si il territorio ha un ruolo importante, fortunatamente a Londra, l’offerta è ampia e frammentata: più stazioni, più digitale, più scelta. Nel resto del Paese, le radio locali e regionali mantengono una forte identità.
Nelle aree rurali, invece, la radio tradizionale (FM e DAB) resta dominante. Dove la connessione è meno centrale, la radio continua a essere una certezza. Radio, streaming e podcast: tre modi di ascoltare il mondo
Oggi l’audio si divide tra tre grandi universi. La radio resta la regina della routine: l’86% degli adulti la ascolta ogni settimana, con una media di 20 ore. È dominante al mattino, in auto, durante il lavoro. Non sempre la scegli: accade.
Lo streaming — Spotify in testa — rappresenta circa il 25–30% del tempo audio totale. È forte tra gli under 35, con un ascolto più breve ma intenzionale. Qui tutto è sotto controllo: nessuna sorpresa, ma nemmeno casualità.
I podcast, ascoltati da circa il 25% degli adulti ogni settimana, crescono soprattutto tra i 18–34. Sono lunghi, focalizzati, richiedono attenzione. Non fanno compagnia: chiedono presenza.
In una sintesi: la radio è una finestra aperta sulla strada, lo streaming è una stanza costruita su misura, il podcast è una conversazione a porte chiuse
Il futuro è sicuramente e deve essere l’ibrido. La direzione è chiara.
La radio diventa sempre più digitale. I confini tra piattaforme si dissolvono: le radio producono podcast, lo streaming ospita contenuti parlati, i podcast assumono forme sempre più “radiofoniche”.
Il futuro non è una scelta esclusiva, ma una combinazione: radio al mattino, playlist nel pomeriggio, podcast la sera.In poche parole, La radio nel Regno Unito non sta morendo, come non muore in italia, anzi si rinvigorisce ogni giorno che passa si trasforma come un fiume che segue sinuosamente il suo percorso. La radio sarà sempre la radio, sta solo cambiando forma.
Non è più un oggetto da accendere, ma un’abitudine che si attiva da sola. E le abitudini — come certi ritornelli — sono difficili da spegnere.