Beatles: “Now and then”, uscita oggi in tutto il mondo, è un’infinita struggente dichiarazione d’amore

LondonONE radio

Milano ( Stefano Ferri) Non credo che il mondo capirà mai fino in fondo quale incomparabile regalo siano stati i Beatles per la storia non solo delle generazioni loro contemporanee ma anche per le successive.

Hanno plasmato un’epoca, gli anni Sessanta (non per caso definiti “favolosi”, neanche fossero uno spin-off dei fab four), così influenzando – quasi per germinazione – i decenni seguenti.


La loro ultima canzone, “Now and then”, uscita oggi pomeriggio alle 15 ora italiana in tutto il mondo, è un’infinita struggente dichiarazione d’amore a qualcuno che non c’è più. È lirica sublimata in poesia dagli accordi di minore, distribuiti con semplicità estrema eppure incasellati al millimetro nel puzzle dei sentimenti.


Inizio e fine in la minore, prosieguo in mi minore, ripetizione e quindi breve scalata al maggiore (fa e mi) per poi concludere ancora in minore, come accade nella vita, quando orgoglio e speranza ci restituiscono energia anche se tutto sembra perduto per poi cedere alla rassegnazione.

Volere non è sempre potere, l’ho detto e lo ripeto.
Qui di sicuro si racconta qualcosa di irreparabile. «So che è vero, è tutto perché ci sei tu», canta Lennon, «e se ce la faccio è solo per te».

La malinconia della musica ci fa intuire che non c’è nessuno dall’altra parte ad ascoltare. Una situazione che tutti abbiamo vissuto almeno una volta, e non è stata una volta felice. «Di quando in quando (now and then), se dovremo ricominciare, beh, stavolta sapremo per certo che ti amo».


Ammissione di colpa? Spesso si ama nel modo sbagliato, si fallisce nella tensione all’equilibrio fra egoismo e slancio verso l’altro. Equazione difficilissima, che dà il tono a tutta la nostra esistenza, da quando, neonati, cerchiamo la mamma per la poppata, sino al letto di morte, quando abbiamo bisogno di qualcuno che ci stringa la mano un’ultima volta. Nel mezzo, un oceano di tentativi, fallimenti, esaltazioni all’insegna del ti amo o ti odio, latori più di ferite che di altro.


Che ci possiamo fare? Nulla, siamo semplicemente così. Contraddittori, odiosi, capaci di slanci enormi come di cadute vergognose, sempre alla ricerca dell’espressione di noi stessi, e il virtuoso è chi riesce nell’impresa senza distruggere nessuno.


Lennon, in questa canzone, rappresenta chi non ci è riuscito. «Di quando in quando mi manchi», dice mentre il si minore registra la disillusione. «Di quando in quando ti voglio qui accanto, voglio che ritorni da me», conclude grintoso, ma il vento non risponde e lo lascia a terra, fra ricordi e rimpianti.


Canzone, melodia e parole senza tempo, già destinate alla nuova edizione della raccolta blu (1967-1970), in uscita venerdì della prossima settimana. Suprema cartolina dal passato, o da un’altra dimensione, di una band ancora capace di sconvolgere l’anima quando l’orchestra dà il la.

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