Artisti sottopagati, gli streaming pagano poco: non é oro quello che luccica

LondonONE radio lo streaming non paga

Londra ( P.B.O) Una ricerca condotta dall’Università Cattolica su commissione della società di collecting ITSRIGHT ha evidenziato il disagio degli artisti nei confronti dello streaming musicale.

L’indagine ha coinvolto un campione di 800 artisti e professionisti del settore musicale, rivelando che quasi l’80% degli intervistati non riceve alcun compenso dallo streaming.

La ricerca ha coinvolto 300 professionisti della musica, distribuiti equamente tra uomini e donne e per fasce d’età. Il 79,33% di questo campione ha dichiarato di non ricevere alcun guadagno dallo streaming, mentre il 40,3% non è in grado di quantificare i propri proventi e il 26,3% guadagna meno di 100 euro all’anno. Nonostante ciò, ogni artista del campione è presente in media su 3,3 piattaforme di streaming, tra cui YouTube, Spotify e Apple Music.

Il problema principale sembra essere la mancanza di trasparenza nella rendicontazione, con solo il 14% degli artisti che riceve report direttamente dalle piattaforme di streaming.

Inoltre, il 45% non ha mai ricevuto alcun rendiconto sullo stream dei propri brani.

La maggior parte degli artisti (91,7%) non ha stipulato alcun contratto regolamentante i compensi per lo streaming nei due anni precedenti alla ricerca.

Anche tra coloro che hanno un contratto discografico, il 37,3% ritiene che le case discografiche siano poco trasparenti riguardo alla gestione dei compensi.

Si affrontó questo argomenti giá in passato noi con il CEO della FIMI


L’attuale emergenza riguarda la protezione degli artisti di fronte alla mancanza di tutele contrattuali adeguata ai diritti di streaming
.

Si contesta l’idea che i contratti degli artisti siano antiquati e basati sull’era fisica, poiché c’è una grande concorrenza tra le etichette per i migliori talenti, influenzando i contratti moderni.

Gli artisti hanno ora più opzioni su quale etichetta scegliere, influenzando la natura dei contratti, che vanno da accordi di distribuzione musicale a partnership più strette. Anche le etichette discografiche hanno adattato le loro pratiche al mercato dello streaming, condividendo ricavi dalle vendite azionarie e pagando royalties per il vecchio repertorio.

Rispondendo alla richiesta di un sistema più trasparente di rendicontazione degli stream, si evidenzia che grazie agli investimenti delle case discografiche nei loro sistemi di gestione dati, c’è ora più trasparenza rispetto al passato.

Gli artisti possono monitorare le loro royalties e altri flussi di reddito in tempo reale tramite portali online, grazie alla raccolta di dati senza precedenti dai servizi di musica digitale.

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