
Londra (Philip. B.O) Per quasi mille anni ha raccontato una delle pagine più decisive della storia europea senza mai lasciare la Francia. Oggi, per la prima volta dalla sua realizzazione nell’XI secolo, il celebre Arazzo di Bayeux torna nella terra dove nacque: l’Inghilterra. Dal settembre 2026 fino al luglio 2027 sarà infatti esposto al British Museum di Londra, grazie a uno storico accordo culturale tra Francia e Regno Unito. Un evento considerato tra i più importanti degli ultimi decenni nel panorama museale internazionale.
Più che un semplice prestito, è un simbolo di riconciliazione culturale tra due Paesi che condividono una storia complessa e profondamente intrecciata. L’accordo, annunciato nel 2025 dal primo ministro britannico Keir Starmer e dal presidente francese Emmanuel Macron, prevede uno scambio di opere di eccezionale valore: in cambio dell’arazzo, il British Museum invierà in Normandia alcuni dei suoi tesori più preziosi, tra cui i reperti di Sutton Hoo e i celebri pezzi degli scacchi di Lewis.

Nonostante il nome, il Bayeux Tapestry non è in realtà un arazzo. Si tratta di un enorme ricamo realizzato su una lunga tela di lino con fili di lana colorata, lungo circa 70 metri e alto mezzo metro. È una delle più straordinarie opere d’arte medievale giunte fino ai nostri giorni.
Attraverso 58 scene, oltre 600 personaggi, più di 200 cavalli, navi, castelli, guerrieri e animali, racconta come un gigantesco storyboard gli eventi che portarono alla Battaglia di Hastings del 1066, quando il duca normanno Guglielmo sconfisse il re inglese Harold II, conquistando l’Inghilterra e cambiandone per sempre la storia.
Per molti storici rappresenta il primo grande racconto illustrato dell’Occidente, una sorta di “graphic novel” medievale che, scena dopo scena, permette ancora oggi di seguire una vicenda storica con sorprendente immediatezza.
L’autore rimane sconosciuto.
L’ipotesi più condivisa dagli studiosi è che l’opera sia stata commissionata intorno al 1070 dal potente Odo di Bayeux, vescovo della città e fratellastro di Guglielmo il Conquistatore. L’obiettivo era probabilmente duplice: celebrare la vittoria normanna e legittimare il nuovo potere politico attraverso una narrazione favorevole ai vincitori.
Anche il luogo di realizzazione sorprende. Sebbene sia custodito da secoli in Francia, gli esperti ritengono che sia stato ricamato in Inghilterra, probabilmente a Canterbury, da abilissime ricamatrici anglosassoni che lavoravano nei laboratori ecclesiastici dell’epoca. Una testimonianza concreta di come arte, cultura e tecnica attraversassero già allora la Manica ben prima della nascita degli Stati moderni.

L’Arazzo di Bayeux è una fonte storica eccezionale, ma non è un documento imparziale.
Come ogni opera commissionata dal potere, racconta gli avvenimenti dal punto di vista dei vincitori. Harold viene rappresentato come colui che avrebbe tradito il giuramento fatto a Guglielmo, offrendo così una giustificazione morale all’invasione normanna.
Eppure, proprio questa prospettiva rende l’opera ancora più preziosa: non solo testimonia gli eventi, ma mostra come il Medioevo costruisse il consenso politico attraverso le immagini.
Ogni dettaglio racconta qualcosa: le armature, le navi vichinghe, gli abiti, gli edifici, i banchetti, gli animali, perfino gli attrezzi agricoli. È una finestra aperta sulla vita quotidiana dell’XI secolo.
Tra le scene più celebri compare anche quella della Cometa di Halley, osservata realmente nel 1066 e raffigurata come un presagio destinato ad annunciare il cambiamento del potere.
Per gli uomini del Medioevo le comete erano messaggi del cielo. Nell’arazzo, la loro comparsa sembra anticipare la caduta del re Harold e l’ascesa di Guglielmo, fondendo cronaca, fede e simbolismo in un’unica narrazione visiva.

L’opera ha attraversato guerre, rivoluzioni e invasioni.
Durante la Rivoluzione francese rischiò persino di essere utilizzata come copertura per un carro militare. Fu salvata all’ultimo momento grazie all’intervento di studiosi locali.
Anche durante la Seconda guerra mondiale venne requisita dai nazisti, interessati al suo valore simbolico e propagandistico. Sopravvisse anche a quel periodo e, dal 1983, è custodita nel Museo di Bayeux, in Normandia. Oggi il museo è chiuso per un importante progetto di ristrutturazione, circostanza che ha reso possibile lo storico prestito al Regno Unito.
Il trasferimento dell’Arazzo di Bayeux è stato un’impresa senza precedenti.
Conservatori francesi e britannici hanno lavorato per mesi per progettare un sistema capace di proteggere un manufatto estremamente fragile, mantenendo costanti temperatura, umidità e illuminazione. L’installazione al British Museum ha richiesto un complesso protocollo tecnico e il lavoro congiunto di decine di specialisti.
Per il direttore del British Museum Nicholas Cullinan, «è difficile sopravvalutare l’importanza di questa opportunità»: sarà la prima volta che il pubblico britannico potrà ammirare dal vivo il capolavoro realizzato proprio in Inghilterra quasi mille anni fa.

Parla di potere, propaganda, identità nazionale e memoria collettiva. Dimostra come le immagini siano sempre state uno strumento potentissimo per costruire il racconto della storia.
Dopo quasi un millennio, quel lungo ricamo continua a fare ciò per cui fu creato: raccontare una storia. Ma oggi quella storia non appartiene più soltanto ai vincitori del 1066. Appartiene all’Europa intera, che in quei settanta metri di lino ricamato riconosce una delle proprie radici comuni, sospesa tra arte, politica e memoria.