Addio Ozzy, Principe delle Tenebre. Ecco una breve sintesi tra eccessi e perdono

Londononeradio morto Ozzy

Londra, (P.B.O) – “È con una tristezza che le parole non possono esprimere che dobbiamo annunciare che il nostro amato Ozzy Osbourne è mancato questa mattina. Era con la sua famiglia, circondato dall’amore. Chiediamo a tutti di rispettare la privacy della nostra famiglia in questo momento”. Queste le parole dei familiari della leggenda ell’heavy metal.

Il mondo del rock si è svegliato orfano. John Michael “Ozzy” Osbourne, il leggendario frontman che ha dato voce e volto all’incubo sonoro del metal, si è spento all’età di 76 anni. Con lui se ne va un’epoca, ma non l’eco della sua voce, che continuerà a graffiare l’eternità.

Conosciuto come il Principe delle Tenebre, Ozzy non è stato solo un cantante: è stato un rito collettivo, un urlo generazionale, una parabola di discesa e risurrezione. Ha vissuto come ha cantato: sopra le righe, tra il fango e le stelle.

Nato il 3 dicembre 1948 ad Aston, sobborgo industriale di Birmingham, cresce tra fornaci e cantieri. La scuola lo perde presto, ma la musica lo reclama. Nel 1968, insieme a Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward, dà vita ai Black Sabbath, una band che coniuga riff pesanti e liriche apocalittiche. L’album d’esordio, Black Sabbath, uscito nel 1970 in un venerdì 13 piovoso, è il battito cardiaco di un nuovo genere: il metal. Seguono Paranoid, Iron Man, War Pigs—brani che diventano inni e tatuaggi sonori per intere generazioni.

L’abisso e l’ascesa

Ma il viaggio di Ozzy è anche una discesa nell’ombra. L’abuso di alcol e droghe lo fa sprofondare, ma mai spegnere. Nel 1979 viene allontanato dai Sabbath. È finita? Nemmeno per sogno. Con l’aiuto della manager e futura moglie Sharon, Ozzy rinasce come solista. Escono capolavori come Blizzard of Ozz, con l’inno immortale Crazy Train. Seguiranno Mr. Crowley, Flying High Again, No More Tears, e la struggente Mama, I’m Coming Home.

Negli anni 2000 entra nelle case di tutto il mondo con il reality “The Osbournes”, trasformando le sue follie quotidiane in televisione d’autore. Ironico, confuso, teneramente punk: Ozzy è l’ultimo vero rocker ad abbracciare la propria vulnerabilità.

Il crepuscolo con dignità

Nel 2020, Ozzy annuncia pubblicamente di avere il Parkinson. Non si nasconde, non si ritira. Continua a incidere, a lottare, a parlare. E infine, prepara il suo addio al pubblico: un ultimo concerto il 5 luglio 2025, a Villa Park, la sua Birmingham. Il nome dell’evento è già poesia: Back to the Beginning.

Davanti a 45.000 spettatori, Ozzy torna a casa, letteralmente e spiritualmente. Sul palco, supportato da una parata di giganti – Metallica, Guns N’ Roses, Tool, Slayer, tra gli altri – canta seduto su un trono nero, come un re stanco ma fiero. La scaletta ripercorre tutta la sua carriera, da Black Sabbath a Dreamer. Chiude, inevitabilmente, con Paranoid. Il pubblico in lacrime. Ozzy sorride. È la fine. È l’inizio.

Addio al Principe

Il 22 luglio 2025, Sharon e i figli annunciano che Ozzy “si è spento serenamente, circondato dall’amore dei suoi cari”. Nella sua ultima intervista a People, aveva detto:

“La sopravvivenza è il mio lascito. Sono caduto mille volte, ma ho sempre trovato una ragione per rialzarmi.”

Ed è vero. Ozzy non era solo sopravvissuto al rock, lo aveva trascinato con sé, lo aveva reinventato, umanizzato, teatralizzato. Aveva affrontato i suoi mostri, e spesso li aveva trasformati in arte.

Il mondo oggi è un po’ più silenzioso, ma se chiudete gli occhi e alzate il volume, da qualche parte si sente ancora un urlo acuto, un riff pesante, e una voce che sussurra:
“I’m going off the rails on a crazy train…”

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